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Il professore di neurolinguistica austriaco Dietmar Roehm sta utilizzado la spettroscopia nel vicino infrarosso per capire come i bambini bilingui riescano ad elaborare contemporaneamente due diversi sistemi linguistici.
Il neurolinguista, attivo presso l'università di Salisburgo, sostiene che questa tecnologia è in grado di rilevare molto accuratamente i processi di elaborazione del linguaggio. La sua ricerca è stata resa possibile dal fatto che l'università si è recentemente dotata di un macchinario...

I bambini nati prematuramente hanno lo stesso sviluppo linguistico e cognitivo dei bambini nati a termine. Lo rivela uno studio condotto da scienziati dell'università statunitense Northwestern University, che hanno messo a confronto lo sviluppo cognitivo di bambini prematuri con quello di bambini nati a termine dopo lo stesso lasso di tempo dalla loro nascita. I risultati della ricerca dimostrerebbero, a detta dei ricercatori, che i bambini prematuri hanno la stessa capacità di quelli nati a termine di collegare linguaggio e significato. 
In una ricerca precedente gli psicologi della Northwestern University avevano testato...

Una nuova ricerca pubblicata dall'università scozzese di Edinburgo (University of Edinburgh) ha confermato che l'apprendimento di una seconda lingua permette di migliorare l'attenzione dopo appena due settimane di studio.
Il gruppo di ricerca ha analizzato diversi aspetti dell'attenzione mentale di 33 studenti di età compresa tra 18 e 78 anni che hanno preso parte a un corso di lingua gaelica della durata di una settimana. Gli scienziati hanno studiato i livelli di attenzione di queste persone in una serie di test di ascolto che includono l'abilità di concentrarsi su certi suoni e di spostare l'attenzione per filtrare le informazioni più rilevanti. I risultati...

Un gruppo di ricerca canadese ha pubblicato uno studio che dimostra come le persone bilingui di età avanzata siano in grado di risparmiare più energie cerebrali rispetto alle persone monolingui della stessa età. Lo studio, condotto da ricercatori dell'universita di Montreal (University of Montreal) ha messo a confronto le connessioni funzionali dei cervelli di persone anziane bilingui e monolingui e ha stabilito che anni di bilinguismo permettono al cervello delle persone bilingui di eseguire determinati compiti che richiedono concentrazione tralasciando le fonti di informazione superflue, rendendo più efficace l'utilizzo delle sue...

Un gruppo di ricerca dell'università giapponese di Osaka (Osaka University) ha condotto uno studio che intende dimostrare come eredità genetica e fattori ambientali siano entrambi decisivi per lo sviluppo regioni corticali del cervello responsabili per l'elaborazione del linguaggio. 
I ricercatori giapponesi hanno utilizzato la magnetoencefalografia, una tecnica diagnostica medica non invasiva per la registrazione dell'attività elettrica del cervello, per analizzare l'attività cerebrale di coppie di gemelli giapponesi sia monozigoti che...

Un gruppo di neuroscienziati del celebre centro di ricerca statunitense Massachussetts Institute of Technology (MIT) ha annunciato di aver individuato un legame tra la dislessia e una ridotta plasticità del cervello umano. Gli scienziati che hanno condotto la ricerca ritengono che il cervello delle persone dislessiche abbia una ridotta capacità di abituarsi a stimoli ripetuti, un tratto generalmente conosciuto come adattamento neurale. Questa ridotta abilità sarebbe responsabile del fatto che, quando le persone dislessiche vedono la stessa parola ripetutamente, le regioni del cervello responsabili per la lettura non mostrebbero di avere la stessa capacità di adattamento di quelle di persone non dislessiche. Questo dimostrerebbe, a detta degli autori della ricerca,...

Un gruppo di ricerca statunitense è riuscito a mappare cosa succede a livello neurologico quando nuove informazioni spingono una persona a cambiare idea. Tale scoperta, a detta degli scienziati dall'Università del Texas (The University of Texas at Austin), permette di capire meglio quali siano i meccanismi che governano i processi dell'apprendimento.
Gli studiosi statunitensi sostengono di essere riusciti a determinare quando i cambiamenti delle conoscenze di una persona arrivino a riflettere nuovi obiettivi o nuove idee. Il modo in cui noi...

I bambini di età fino a un anno sono in grado di utilizzare la corteccia prefontale del cervello quando apprendono. A questa conclusione è giunto un gruppo di ricerca dell'università statunitense di Brown (Brown University) che in uno studio ha provato a ribaltare il convincimento diffuso che la corteccia prefrontale, e cioè la parte anteriore del lobo frontale del cervello implicata, tra le altre cose, nella pianificazione dei comportamenti cognitivi complessi e nella guida dei pensieri e delle azioni in accordo ai propri obiettivi, non sia attiva nei bambini di età fino...

Alcuni scienziati dell'università statunitense di Rocherster (University of Rochester) hanno annunciato di essere riusciti decifrare e predire per la prima volta come si sviluppi l'attività neuronale del nostro cervello quando rappresentiamo una parola all'interno di una frase. 
La ricerca ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per capire se, data una frase ben precisa, questa può essere analizzata nel rilevamento dell'attività neuronale attraverso segmenti che rappresentano...

Secondo una nuova ricerca condotta da neuroscienziati statunitensi vi sarebbero due aree del cervello che intervengono quando leggiamo un testo, una che ci permette di riconoscere le parole visivamente, senza la necessità di pronunciare a mente le parole, e una che invece che elabora i suoni delle parole scritte. La novità fondamentale di questa nuova teoria, sviluppata da scienziati del Georgetown University Medical Center, consiste nell'aver individuato questa facoltà di ricorrere a un vocabolario esclusivamente visuale e nell'aver verificato che tale facoltà...

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