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Il governo Renzi ha annunciato lo scorso 3 ottobre un piano per la formazione obbligatoria dei docenti della scuola che prevede un investimento di circa 325 milioni di euro. Secondo quanto comunica il Miur, alle risorse annunciate si aggiungono gli 1,1 miliardi della Carta del docente, per un totale di 1,4 miliardi stanziati nel periodo 2016/2019 per l’aggiornamento e lo sviluppo professionale del corpo insegnante.
Il piano ha tra le sue priorità la formazione linguistica e prevede, tra le altre cose, l’innalzamento del livello di competenza linguistica degli insegnanti e percorsi sulla metodologia CLIL. Gli insegnanti coinvolti nella formazione linguistica saranno circa 130mila, mentre quelli che il piano intende formare complessivamente nei prossimi tre anni sono 750mila.
Abbiamo chiesto a Stefania Cavagnoli, professoressa di glottodidattica dell'Università di Roma Tor Vergata, di valutare cifre e obiettivi del piano e di analizzare gli aspetti relativi alla formazione linguistica.

La didattica delle lingue è sempre più aperta all'utilizzo di giochi linguistici, rebus o anagrammi ed è sempre più ricettiva verso spunti provenienti dall'universo dei giochi. Quali sono i meccanimismi alla base del successo del gioco nella didattica in generale? Quale effetto hanno effettivamente i giochi sugli studenti che affrontano sfide di carattere ludico durante una lezione? Perché la didattica basata su giochi incontra ancora resistenze tra insegnanti e genitori? A tutte queste ed altre domande sul tema ha risposto il celebre giocologo Ennio Peres.

La ricerca scientifica sulla didattica delle lingue ha raggiunto in Italia ottimi livelli. La disseminazione dei risultati della ricerca nel sistema scolastico, tuttavia, non sembra ancora aver raggiunto una dimensione accettabile e la scuola italiana mostra di recepire con molta lentezza gli approcci e gli strumenti didattici suggeriti dal mondo scientifico, che indica da almeno due decenni una strada ben diversa da quella percorsa in passato. Abbiamo chiesto al professor Carlos Melero dell'Università Ca' Foscari, che ha recentemente pubblicato il volume "Le lingue in Italia, le lingue in Europa: dove siamo, dove andiamo", di analizzare la questione e di fare un confronto con la situazione di altri paesi europei.

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa sta conducendo un progetto di ricerca che intende dimostrare l'importanza e l'efficacia del linguaggio del corpo nell'insegnamento linguistico. I segnali non verbali della comunicazione, a detta del gruppo di ricerca, devono essere valorizzati e sfruttati adeguatamente anche con il supporto di materiali audiovisivi e nell'ambito di un approccio "multimodale". I gesti, gli sguardi e i movimenti corporei che ogni lingua riesce a...

Il Consiglio per le arti e le scienze umanistiche britannico (AHRC) ha finanziato un progetto di ricerca che traccia la storia dell'insegnamento delle lingue moderne nel Regno Unito.
Secondo Nicola McLelland, professore di lingua tedesca dell'università di Nottingham e uno dei coordinatori del progetto, la conoscenza della storia dell'insegnamento delle lingue è di primaria importanza per ogni insegnante, soprattutto per collocare la propria formazione (spesso divenuta obsoleta) in un preciso...

Il testo del decreto legge per la riforma La Buona Scuola che il governo Renzi ha trasmesso ieri alle Camere non fornisce molti elementi per capire come si intenda effettivamente rafforzare l'italiano per stranieri e l'inglese nel sistema educativo italiano. Il testo, pubblicato dal sito Orizzonte Scuola, contiene infatti solo due piccoli articoli relativi a italiano per stranieri e inglese che lasciano aperti molti degli interrogativi che avevamo sottoposto precedentemente all'ufficio stampa del Miur, che ci aveva risposto di aspettare la diffusione del testo del decreto.
Nell'articolo due del testo il governo dice...

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