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Ricerca e tecnologia

Un gruppo di ricerca dell'università giapponese di Osaka (Osaka University) ha condotto uno studio che intende dimostrare come eredità genetica e fattori ambientali siano entrambi decisivi per lo sviluppo regioni corticali del cervello responsabili per l'elaborazione del linguaggio. 
I ricercatori giapponesi hanno utilizzato la magnetoencefalografia, una tecnica diagnostica medica non invasiva per la registrazione dell'attività elettrica del cervello, per analizzare l'attività cerebrale di coppie di gemelli giapponesi sia monozigoti che...

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Chiunque si sia cimentato con l'insegnamento linguistico a studenti giapponesi, e più in generale a studenti asiatici, è ben consapevole della loro reticenza a parlare ed esprimersi spontaneamente in classe, anche in presenza di attività didattiche mirate allo sviluppo del parlato e delle competenze comunicative. Fino ad oggi, tuttavia, nessuno aveva provato a dare una spiegazione di carattere scientifico sulle ragioni per cui i giapponesi sono così riluttanti ad esprimersi in una seconda lingua. 
A fornire chiarimenti di carattere scientifico in materia ci ha pensato uno studioso dell'università britannica di Leicester (University of Leicester), il professore Jim King, che ha appena condotto...

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Durante le scorse settimane Google e altre aziende attive nello sviluppo di applicazioni per intelligenza artificiale e traduzione automatica hanno annunciato, pur senza rivelare dettagli, progressi notevoli per le loro applicazioni grazie a nuovi sviluppi delle reti neurali.
Abbiamo chiesto ad Alessandro Moschitti, esperto di apprendimento automatico e linguistica computazionale dell’Università di Trento, se si tratti di vera rivoluzione e se i progressi annunciati corrispondano a un reale avanzamento nella capacità delle macchine di tradurre e capire il linguaggio umano. Gli abbiamo chiesto, inoltre, di spiegarci come effettivamente funzionino le reti neurali e se queste possano lavorare come quelle del cervello umano.

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Circa due terzi delle pubblicazioni scientifiche di tutto il mondo sono oggi redatti in lingua inglese, una lingua che è oggi universalmente riconosciuta come la la lingua franca della scienza e dell'economia. Secondo alcuni ricercatori della celebre università britannica di Cambridge (University of Cambridge), tuttavia, il fatto che almeno un terzo della letteratura scientifica globale sia pubblicata in lingue diverse dall'inglese rappresenta ancora un grande ostacolo alla diffusione del progresso scientifico. Paradossalmente, però, il gruppo di ricerca britannico ritiene che la soluzione del problema non sia nell'adozione della propria lingua come lingua franca...

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Un gruppo di neuroscienziati del celebre centro di ricerca statunitense Massachussetts Institute of Technology (MIT) ha annunciato di aver individuato un legame tra la dislessia e una ridotta plasticità del cervello umano. Gli scienziati che hanno condotto la ricerca ritengono che il cervello delle persone dislessiche abbia una ridotta capacità di abituarsi a stimoli ripetuti, un tratto generalmente conosciuto come adattamento neurale. Questa ridotta abilità sarebbe responsabile del fatto che, quando le persone dislessiche vedono la stessa parola ripetutamente, le regioni del cervello responsabili per la lettura non mostrebbero di avere la stessa capacità di adattamento di quelle di persone non dislessiche. Questo dimostrerebbe, a detta degli autori della ricerca,...

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Un gruppo di ricerca statunitense ha condotto uno studio che dimostrerebbe come la memoria di lavoro (dall'inglese "working memory") e il modo in cui bambini apprendono siano strettamente correlati. La memoria di lavoro, conosciuta anche come memoria a corto termine, è la memoria che ci permette di manipolare informazioni per un breve arco di tempo. 
Gli autori della ricerca, attivi presso l'ateneo statunitense University of Missouri, ritengono che dislessia e disturbi dell'apprendimento possano essere determinati da un cattivo funzionamento della memoria...

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All'inizio dell'attuale anno scolastico diversi istituti scolastici statunitensi hanno annunciato che avrebbero utilizzato per l'insegnamento delle lingue straniere il celebre software Rosetta Stone. Sorprendemente, tuttavia, il software ha iniziato a essere utilizzato in queste scuole non come strumento complementare all'attività di classe in presenza di un'insegnante, ma in sua sostituzione. Molte scuole statunitensi, infatti, oltre ad avere problemi strutturali di fondi per l'insegnamento delle lingue straniere, hanno anche carenza di figure professionali qualificate.
La decisione di queste scuole ha suscitato un dibattito acceso sull'opportunita di sostituire la figura dell'insegnante con applicazioni per computer e dispositivi mobili e sulla reale efficacia di questi software nell'insegnamento in generale e in quello linguistico in particolare.
Il centro di ricerca statunitense Christensen Institute è intervenuto nel dibattito...

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Lo status socioeconomico di un bambino può risultare determinante per il suo sviluppo linguistico nei primi anni di vita. A questa conclusione è giunto un gruppo di ricerca dell'università statunitense del Maryland (University of Maryland), che ha condotto una ricerca sul tema.
La ricerca ha provato a verificare l'ipotesi secondo la quale tutti i bambini, indipendentemente dalle condizioni socioeconomiche in cui vivono, possano imparare le strutture grammaticali grazie a input minimi. Secondo questa teoria, inoltre, solo maggiori opportunità di ascolto possono permettere...

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