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Pubblicato in Ricerca e tecnologia

Quali criticità e vantaggi offre un'educazione bilingue? Lo abbiamo chiesto alla specialista Claudia Adamo

Sabato, 25 Febbraio 2017 11:45 Scritto da 
Claudia Adamo è direttrice di Open Minds (www.open-minds.it), ente che si occupa di insegnamento linguistico nelle scuole e formazione dei docenti di inglese. Claudia Adamo è direttrice di Open Minds (www.open-minds.it), ente che si occupa di insegnamento linguistico nelle scuole e formazione dei docenti di inglese. Open Minds

Il prossimo 1° Marzo si terrà in provincia di Milano il convegno gratuito “Bilinguismo ed Educazione Bilingue”. Il convegno si terrà alle ore 19.00 presso la scuola primaria bilingue BBE con il patrocinio del Comune di Cesano Maderno e avrà il patrocinio anche della Provincia di Monza e Brianza. Il convegno sarà aperto a insegnanti e genitori e a tutti coloro che sono interessati ai temi dell'educazione bilingue e del bilinguismo precoce. Abbbiamo approfittato dell'occasione per intervistare l'organizzatrice del congresso Claudia Adamo, che si occupa di progetti didattici bilingui nelle scuole e di formazione degli insegnanti. 
Quali criticità e quali vantaggi offre un'educazione bilingue? Quali sono i costi medi di un'educazione bilingue in Italia? È possibile un approccio al bilinguismo precoce fai da te? Le risposte a queste e altre domande sul tema sono contenute nella nostra intervista.

Dottoressa Adamo, l'educazione bilingue presenta quasi solo vantaggi, lo dice quasi tutta la letteratura scientifica sul tema. Eppure i genitori hanno ancora molte paure, prima tra tutte quella che il proprio figlio non impari bene la lingua materna, poiché disturbato dalle interferenze della seconda lingua. Sono giustificate queste paure?

No, non lo sono. La letteratura scientifica sottolinea che il bilinguismo presenta una serie di benefici di ordine cognitivo, in gergo tecnico si dice "vantaggio bilingue". Apprendere ed usare nel corso della vita due o più lingue è una eccezionale palestra per il cervello. Esito di questo allenamento sono una serie di accresciute capacità, che investono non solo l’area verbale ma anche quella esecutiva e cognitiva nel suo complesso. Ci sono abilità nelle quali i bilingui surclassano i monolingui in tutti i test, permettendoci di dire che è proprio il bilinguismo, e il costante esercizio che questa comporta, il responsabile di tutta una serie di abilità. Si tratta, ad esempio, della capacità di attenzione selettiva, grazie alla quale il bilingue è obbligato a selezionare costantemente il codice linguistico. Ciò lo allena a questa abilità, fondamentale in tutti i processi cognitivi. C'è poi la capacità di inibizione, in virtù della quale il bilingue deve costantemente inibire uno dei due sistemi linguistici. Ciò lo allena a gestire meglio le risposte impulsive. È c'è poi la capacità di anticipazione, grazie alla quale il bilingue, sottoposto a un costante esercizio, dimostra di sapere anticipare le frasi con molta accuratezza. Queste capacità anticipatorie sono dimostrate anche in ambiti non verbali, come prevedere un tragitto o l’esito di un'azione. Oltre a ciò, recenti studi dimostrano che il costante esercizio del cervello biingue ha anche un effetto protettivo rispetto alle demenze senili in età avanzata e che le persone bilngui godono anche di indubbi vantaggi culturali e metalinguistici.
Mi sento di dare una risposta precisa ai genitori che nutrono dei dubbi perchè è vero che per svariati decenni l’ambiente medico e accademico ha sostenuto che i bilingui soffrissero di uno svantaggio negli apprendimenti rispetto ai monolingui. È vero che i bilingui hanno un vocabolario inferiore dei coetanei monolingui, ed è vero che le fasi evolutive del bilinguismo sono caratterizzate da fenomeni di ritardo nell’esordio del linguaggio interferenze e altri errori evolutivi. Mi sento di rassicurare i genitori, tuttavia, dicendo che si tratta di fasi transitorie. Tutte le problematiche vengono normalmente risolte entro l’età adulta, e i ritardi perfettamente colmati. È altresì vero che l’educazione bilingue è impegnativa. È, infatti come se stessimo caricando nel "sistema operativo" del bambino un programma molto pesante, quindi è raccomandabile la massima attenzione da parte di genitori e operatori, per fare in modo che tutte e quattro le abilità linguistiche si sviluppino in entrambe le lingue, e per monitorare il benessere comunicativo e psicologico del bambino.
Tengo ancora a sottolineare che il bilinguismo non provoca nè disturbo specifico del linguaggio (DSL) nè disturbo specifico di apprendimento (DSA).

Sempre più famiglie decidono di investire nel futuro dei figli iscrivendoli a scuole bilingui o corsi di lingua pomeridiani. Questa corsa alla seconda lingua, tuttavia, non rischia di essere soprattutto un'esigenza dei genitori? Come si fa a motivare un bambino di cinque o sei anni a immergersi in un ambiente linguistico che non è il suo?

Questo è uno dei punti a me più cari. Se una famiglia opta per un’educazione bilingue per i propri figli, è consigliabile che non si limiti a "mandare" il bambino a scuola o nei corsi, bensì viva la lingua anche a casa, con normalità e piacere. I bambini si sentirano molto più a proprio agio nella propria identità di bilingui se saranno abituati sin dalla tenera età a vedere mamma e papà che ascoltano il tg in inglese ogni tanto o leggono un libro o vedono un film in lingua originale. Parliamo di inglese, che è la lingua più gettonata, In italia, dove la conoscenza delle lingue è poco diffusa tra gli adulti, può capitare che siano genitori che non sanno bene l’inglese a mandare i bambini a precocissimi corsi di lingua o alle scuole bilingui. Io mi permetto di consigliare ai genitori di condividere questo percorso con i figli, iscrivendosi a loro volta ad un corso di inglese se non si sentono a loro agio con la lingua,
Tuttavia, fare entrare la lingua nella vita quotidiana è possibile anche in modo molto informale. La musica, la TV, le informazioni in generale sono in larga parte disponibili in lingua inglese, basta aprire la porta di casa.

Proprio perché spesso c'è un investimento economico dietro, molti genitori mettono molta pressione sui bambini affinché l'educazione bilingue riesca. Non rischia questo fattore di stressare il bambino e rallentarne o addirittura bloccarne lo sviluppo linguistico effettivo?

Sì, c’è molta impazienza, soprattutto tra i genitori che non hanno avuto un percorso bilingue alle spalle, o di apprendimento linguistico profondo, e che quindi ignorano le fisiologiche tappe evolutive dell’acquisizione linguistica. L’acquisizione linguistica è un processo in larga parte implicito, che non si puà "misurare" con domande del tipo "Come si dice verde in inglese?". Purtroppo si sentono spesso interrogatori di questo genere all’uscita delle lezioni, Il bilinguismo, come tutti i processi cognitivi profondi, necessita di anni per maturare e spesso presenta un esordio "esplosivo" dopo alcuni anni di esposizione.
Desidero altresì sottolineare che l’esordio linguistico è favorito dalla rilassatezza, in gergo si dice "filtri affettivi abbassati", ovvero i bambini imparano meglio e cominciano a parlare se non si sentono giudicati e sotto pressione, e ciò è vero sia per il contesto scolastico che famigliare. Ricordiamo che il benssere emotivo ha un enorme impatto sull’apprendimento ed ahimè anche il malessere emotivo, in senso opposto.

Capita di vedere genitori che spesso parlano ai figli in inglese o in un'altra lingua diversa dalla loro lingua materna per fa sì che questi apprendano una seconda lingua già da bambini. È raccomandabile questo approccio fai da te?

Può essere raccomandabile, se il livello linguistico dei genitori è sufficientemente alto per permettere uno scambio linguistico adeguato e spontaneo. Se il gentore sa veramente bene la seconda lingua e la parla senza che ciò impatti sulla naturalezza del rapporto con il bambino, a mio avviso non c’è niente di male. Di solito i genitori che operano questa scelta sono dei veri appassionati di lingue ed è bellissimo condividere le proprie passioni con i figli. Inoltre la tecnologia oggi ci offre la possibilità di avere molti supporti in lingua originale. Invece lo sconsiglio caldamente se non c’è questa reale competenza o scioltezza nella lingua straniera, nè una preparazione sul bilinguismo. Prima di iniziare consiglio comunque a tutti di leggersi i molti saggi sull’argomento "bilinguismo precoce" e operare una scelta strategica sull’esposizione linguistica.

Molti figli di migranti parlano solo italiano e perdono la lingua dei genitori, della quale conservano in rari casi una competenza passiva. Non è un peccato che si perda questo importante patrimonio cognitivo?

È un grande peccato. L’erosione linguistica ed il bilinguismo sottrattivo sono i due fenomeni "negativi" del bilinguismo. Sarebbe importantissimo che questi bimbi conservassero e apprezzassero la loro linga madre, oltre che l’italiano come lingua di scolarizzazione, sia per motivi cognitivi che per motivi identitari e culturali.

Quali sono i costi medi di un'educazione interamente bilingue in Italia?

Difficile da dirsi perchè non c’è una sola opzione di "educazione bilingue". Le scuole internazionali, anche qui mi riferisco al bilinguismo italiano-inglese, non sono per tutti. Ci sono scuole che vanno sui 5,000 euro l'anno e scuole più affermate che costano anche più di 20.000 euro l'anno.Ovviamente c’è da entrare caso per caso nel merito dei servizi offerti. Chi è in grado può offrire stimoli linguistici di qualità sin dalla tenerissima infanzia anche a casa grazie a internet a costi contenuti, ma poi si deve calcolare che è indispensabile prevedere anche soggiorni all’estero nell’arco della vita, e magari l’anno all’estero alle superiori o l’università all‘estero. Non so fare una stima precisa sui costi di una intera educazione bilingue, ma sicuramente è economicamente elitario, al momento.

In Europa ci sono diversi esempi di scuole pubbliche bilingui. Quando sarà possibile vederne anche da noi?

Ci sono già. In Italia ci sono attualmente sei scuole bilingui statali, che aderiscono al progetto IBI/BEI. Sono tutte e 6 in Lombardia, due a Milano. Si tratta di scuole primarie nelle quali il 50% delle materie è insegnato in inglese. Le docenti non sono di madrelingua, ma sono formate sia linguisticamente che metodologicamente.
C’è anche la scuola media "Eccellenza CLIL", che ne rappresenta la continuazione, con un inglese rafforzato e i percorsi curriculari di scienze e geografia in inglese. Stanno aprendo anche i licei "Cambridge", che propongono un percorso in inglese oltre a quello curriculare, sulla scia delle esperienze interculturali già portata avanti da alcune scuole paritarie. A Milano il primo Liceo Statale Cambridge è il Liceo Classco "Tito Livio".

Grazie per l'intervista, a risentirci.

A presto. 

Claudia Adamo è direttrice di Open Minds (www.open-minds.it), ente che si occupa di insegnamento linguistico nelle scuole e formazione dei docenti di inglese. Ultimamente si è occupata soprattutto di implementazione di progetti CLIL e bilinguismo nelle scuole primarie (statali e paritarie).
Per approfondire potete consultare questo tag http://www.open-minds.it/blog/tag/bilinguismo, allegato al quale sarà a breve inserito un e-book scaricabile gratuitamente, con i contenuti della Conferenza (sarà disponibile nel giro di alcune settimane) e approfondimenti sul bilinguismo.

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