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Pubblicato in Ricerca e tecnologia

Linguista-antropologo usa big data per dimostrare come migrazioni nelle Americhe siano avvenute per ondate

Lunedì, 20 Febbraio 2017 06:56 Scritto da 
Rappresentazione al computer della Beringia, un istmo di terra che si suppone collegasse l'Alaska alla Russia durante l'era glaciale. Rappresentazione al computer della Beringia, un istmo di terra che si suppone collegasse l'Alaska alla Russia durante l'era glaciale. Wikipedia Commons

Il linguista-antropologo Mark A. Sicoli ha condotto una ricerca per cercare di capire come e quando siano migrate le prime popolazioni nelle Americhe. Secondo quano riferisce il sito Phys.org, il ricercatore si è avvalso della tecnologia dei big data per studiare la diversità delle lingue delle prime popolazioni che hanno raggiunto il territorio americano e creare dei collegamenti utili per capire il modo in cui questi insediamenti si sono configurati.
Sicoli, che insegna presso l'università della Virginia (University of Virginia), ritiene che i collegamenti tra i diversi ceppi linguistici delle Americhe siano più complessi di quanto generalmente si creda. Il ricercatore, infatti, ha individuato ben 26 aree geografiche in cui questi ceppi linguistici si sono sviluppati in modo autonomo l'uno dall'altro nel Nord America e 55 aree in Sud America. L'Europa e l'Asia, a detta di Sicoli, hanno rispettivamente una e nove di queste aree. La ricerca, in particolare, confermerebbe la presenza di popolazioni nella Beringia durante l'era glaciale. La Beringia era un istmo di terra sullo Stretto di Bering che collegava l'Alaska con la Russia durante l'età dei ghiacci. Sicoli ritiene che durante questo periodo diverse popolazioni siano migrate in entrambi in sensi e che queste fossero riconducibili a ceppi linguistici diversi.

Per maggiori dettagli sulla ricerca cliccare qui.
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