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Pubblicato in Politica ed economia

Il settore dei servizi linguistici può avere incentivi fiscali? Quali politiche possono aiutarlo a crescere? Risponde la presidentessa di Federlingue Elena Cordani

Domenica, 19 Giugno 2016 13:01 Scritto da 
La presidentessa di Federlingue Elena Cordani. La presidentessa di Federlingue Elena Cordani. Federlingue

La scorsa settimana Confindustria e Confcommercio hanno siglato un protocollo d'intesa per permettere alle rispettive associazioni che rappresentano il settore dei servizi linguistici, Federlingue e Unilingue, di cooperare nella difesa degli interessi di società di traduzione e scuole di lingua. Abbiamo chiesto alla presidentessa di Federlingue Elena Cordani di fornirci maggiori dettagli in merito all'accordo raggiunto e allo stato di salute del settore. In particolare, abbiamo chiesto quali misure concrete possano aiutare la crescita di un settore il cui potenziale è ancora oggi in Italia molto sottovalutato.

Presidentessa Cordani, Federlingue e Unilingue hanno da poco siglato un protocollo d'intesa che punta ad unire gli sforzi delle due associazioni. Nel comunicato avete specificato come la difesa degli interessi delle aziende del settore riguardi soprattutto alcuni aspetti fiscali, ci può dare maggiori dettagli?

Molto spesso le aziende hanno bisogno di un punto di riferimento nei loro rapporti con gli uffici per le entrate. Gli studi di settore che sono stati realizzati negli anni scorsi non rispondono alle caratteristiche delle imprese del settore perché, purtroppo, ancora non si percepisce da parte degli uffici la differenza fra il traduttore libero professionista e la società di traduzioni.

Quindi chiariamolo subito, le due associazioni non rappresentano le partite IVA.

Nel caso delle società di traduzione rappresentiamo società con organici ben definti e con professionisti di livello. Queste aziende utilizzano quasi sempre traduttori esterni con titoli e curriculum specialistici in base al tipo di incarico ottenuto. Le società di questo tipo concordano sempre con il cliente come il lavoro debba essere fatto e affidano poi la revisione del lavoro del traduttore a un professionista specializzato. C'è un'organizzazione del lavoro che va al di là di quello che può fare il libero professionista. Il lavoro di queste società, tuttavia, non è in contrasto con il mondo delle partite IVA, poiché molto spesso ci si affida proprio a queste per il mero lavoro di traduzione. I traduttori, quando lavorano con le società, hanno il vantaggio di essere selezionati per i campi nei quali sono effettivamente specializzati e di vedere il proprio lavoro valorizzato in un contesto con maggiore qualità.

Gli organici di queste società non sono poi molto grandi?

Dipende. Se le società offrono anche corsi di lingua possono anche avere molti dipendenti. Le dimensioni possono variare molto, da pochissimi addetti a molte decine. Molte società di traduzione, ad esempio, hanno traduttori interni ed esterni, linguisti e project manager che stabiliscono di volta in volta per ogni servizio di traduzione o interpretariato quali risorse devono essere coinvolte e con quali mezzi. In questo senso devo specificare che Federlingue rappresenta sia le società di traduzione che le scuole di lingua, mentre Unilingue solo le prime. Tornando agli aspetti fiscali, le scuole di lingua hanno ad esempio la questione dell'IVA. L'IVA sui servizi di formazione linguistica, a causa di un diverso recepimento della normativa da parte degli uffici regionali dell’Agenzia delle Entrate, può essere diversa a seconda delle regioni. In Lombardia le scuole di lingua hanno un regime fiscale diverso da scuole che sono in Emilia-Romagna. Inoltre, sempre a causa di questa discrezionalità degli uffici, alcune scuole operano in esenzione IVA pressoché totale, mentre altre non hanno alcuna esenzione o solo un'esenzione parziale.

In Germania, ad esempio, per tutta la formazione linguistica l'IVA è a esenzione totale e il settore va molto bene.

Quello che vogliamo fare come associazione è soprattutto avere un sistema omogeneo per tutte le regioni, in modo che non vi siano disparità tra le diverse aree del paese. Se proprio poi non dovessimo riuscire ad ottenere l'esenzione IVA totale come in Germania, ci auguriamo di poter dare la possibilità a chi compra un corso di lingua di scaricarlo nella dichiarazione dei redditi. Questa semplice misura porterebbe maggiori entrate fiscali nelle casse dello stato. Chi acquista in corso di lingua, infatti, dovrà per forza di cose richiedere una fattura e le aziende sarebbero sempre costrette ad emetterla. Non che questo riguardi i nostri associati, ma certamente le scuole che provano a sfuggire all'emissione di una fattura non potrebbero più farlo.

Qual è stata ad oggi la risposta delle istituzioni a queste vostre richieste?

Questa materia purtroppo è di competenza delle regioni e quindi non abbiamo un unico interlocutore. Però stiamo predisponendo un dossier sulle diverse casistiche che sottoporremo a Confcommercio per cercare di parlare della questione con il governo e poi, grazie alla presenza capillare sul territorio della nostra organizzazione, confrontarci con i governi regionali.

Mi sembra di capire che questa frammentazione regionale più che un'opportunità è per voi un problema.

Nel caso dell'esenzione sull'IVA indubbiamente sì. Nel caso della detrazione fiscale per l'acquisto di un corso di lingua, tuttavia, stiamo lavorando sia a livello regionale che nazionale e abbiamo intavolato un discorso con i vari ministeri competenti.

Esistono al momento proposte di legge in merito?

Al momento ancora non vi è nulla di concreto. Siamo, tuttavia, in contatto con rappresentati di governo e istituzioni e intendiamo andare avanti.

Forse al settore dei servizi linguistici manca un po' la coscienza di settore, la consapevolezza cioè di rappresentare una serie di interessi economici convergenti?

Il problema è che spesso il settore della traduzione e quello della formazione linguistica non si parlano. Esistono ad esempio diverse piccole associazioni di scuole e da sole non hanno forza. Dovremmo cercare di unirci ed essere piú compatti. Solo uniti possiamo creare un gruppo di pressione più efficace.

Il protocollo di intesa con Unilingue prelude alla creazione di un'unica associazione?

È presto per parlarne. In ogni caso essere compatti e dire la stessa cosa al governo, alle camere di commercio e ai tribunali è certamente meglio. Con Unilingue vogliamo lavorare meglio con Unioncamere in particolare per la diffusione di un codice etico per il settore. Anche per quel che riguarda il rapporto con i tribunali, soprattutto per le traduzioni giurate, ci sono diversi problemi. I tribunali sono tutti indipendenti l'uno dall'altro ed è molto difficile trovare situazioni omogenee a livello nazionale. Le pratiche per questo tipo di traduzioni rappresentano costi amministrativi molto alti e molto spesso, nel caso di traduzioni frammentate tra diversi traduttori, diventa anche difficile la logistica delle procedure per giurare le traduzioni. Il sistema italiano è in questo caso molto macchinoso. Questo tipo di problematica, tuttavia, non può essere risolto parlando con il governo centrale e solo un dialogo con i singoli tribunali potrebbe migliorare le cose.

Qante sono le aziende associate a Federlingue e Unilingue?

Federlingue ha circa ottanta aziende associate, più o meno lo stesso numero di Unilingue. Delle nostre aziende cinquantacinque sono società di traduzione, mentre le restanti venticinque sono scuole di lingua. Alcune società poi offrono entrambi i servizi. Siamo presenti su tutto il territorio nazionale e vorremmo, tuttavia, aumentare il numero degli associati tenendo conto che il numero delle aziende che operano in questo settore è molto più grande.

Il problema sono sempre le tante sigle, quando ce ne sono tante non si sa mai quale scegliere e alla fine non se ne sceglie nessuna.

Certamente questo è un limite della situazione attuale, ci auguriamo di fare passi in avanti. Uno stimolo in questo senso potrebbe venire dalla creazione di un contratto nazionale per i dipendenti delle aziende del settore. Vorremmo un contratto più flessibile rispetto ai normali contratti per permettere ad esempio agli insegnanti di gestire con maggiore flessibilità i loro carichi di lavoro, che quasi mai sono distribuiti in modo omogeneo. Con orari fissi e un numero di ore fisso le aziende preferiscono non assumere, se invece i contratti potessero essere più flessibili, le aziende sarebbero più motivate a non ricorrere alle prestazioni occasionali. In Svizzera, ad esempio, esiste un tipo di contratto molto flessibile per cui l'insegnante viene pagato all'ora ma in quell'ora c'è già dentro la pensione e le ferie. Si stabilisce poi magari una cifra annuale e un monte ore complessivo, anche se poi l'insegnante può essere pagato su base mensile. Ci piacerebbe poi migliorare le cose per quanto riguarda la possibilità dei traduttori di lavorare da casa con il telelavoro. Anche su questo fronte c'è molto da lavorare.

Il telelavoro può anche un essere un problema. Oggi ci sono piattaforme cinesi e indiane che offrono traduzioni a due soldi.

Per toglierci la curiosità una volta abbiamo commissionato una traduzione in India. Inutile dire che questo tipo di servizio non offre nessuna qualità. I traduttori bravi devono essere pagati. Nessun bravo traduttore è disposto a lavorare alle tariffe di queste piattaforme.

Lo stesso vale per i corsi di lingua.

Indubbiamente. Per questo società di traduzione e scuole di lingue devono associarsi per far rispettare un codice deontologico. Una scuola che offre un corso di lingue a cinque euro l'ora per sopravvivere probabilmente non paga i propri dipendenti. Il codice etico che proponiamo invita le aziende del settore a fornire informazioni veritiere sulla propria offerta e su come vengono erogati i corsi. Vogliamo che vi sia concorrenza tra le aziende, ma questa deve essere corretta. Il codice etico che stiamo sviluppando è appena stato presentato in Camera di commercio a Milano e dovremmo condividerlo a breve con Unilingue.

Quali altre iniziative avete in cantiere?

Segnalo in particolare due seminari che ci accingiamo a tenere sulle norme internazionali ISO che stanno cambiando. La qualità è un aspetto spesso trascurato dalle aziende. Se le norme vengono recepite in modo positivo possono veramente aiutare le aziende del settore ad operare meglio. Spesso le norme vengono avvertite come qualcosa di burocratico, mentre invece sono molto cambiate rispetto al passato e sono meno richieste le procedure scritte.

Dottoressa Cordani, la ringrazio per l'intervista, ci risentiamo quando il codice etico sarà reso pubblico?

Certamente, è nostra intenzione che questo abbia ampia diffusione. A presto
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