Home http://informalingua.com Sat, 23 Sep 2017 21:46:13 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Funziona la classe capovolta per l'insegnamento linguistico? Lo abbiamo chiesto al professor Gianfranco Porcelli http://informalingua.com/index.php/item/814-funziona-la-classe-capovolta-per-l-insegnamento-linguistico-lo-abbiamo-chiesto-al-professor-gianfranco-porcelli http://informalingua.com/index.php/item/814-funziona-la-classe-capovolta-per-l-insegnamento-linguistico-lo-abbiamo-chiesto-al-professor-gianfranco-porcelli Gianfranco Porcelli ha insegnato all’Università Cattolica (sedi di Milano e Brescia) e nelle università di Bari, Lugano e Pavia.

La classe capovolta è una delle proposte didattiche che ha suscitato più entusiasmo tra gli insegnanti nell'ultimo decennio. Abbiamo chiesto al professore di didattica Gianfranco Porcelli di spiegarci se questo tipo di lezione sia adatta all'insegnamento linguistico e se presenti, eventualmente, delle controindicazione. Con il professore abbiamo parlato anche di mode e tradizione nella didattica e sulla capacità della scuola italiana di recepire l'innovazione.

La classe capovolta è una delle proposte didattiche che ha suscitato più entusiasmo tra gli insegnanti nell'ultimo decennio. Abbiamo chiesto al professore di didattica Gianfranco Porcelli di spiegarci se questo tipo di lezione sia adatta all'insegnamento linguistico e se presenti, eventualmente, delle controindicazione. Con il professore abbiamo parlato anche di mode e tradizione nella didattica e sulla capacità della scuola italiana di recepire l'innovazione.

Professor , la lezione capovolta è adatta per l'insegnamento linguistico?

Ho lasciato scuola e università da parecchio, non ho dunque esperienza diretta di classe capovolta. Come proposta è valida. I riscontri che ho ricevuto da colleghi preparati che la applicano sono certamente positivi.

Non presenta comunque delle criticità? Lo studente per una certa fase è lasciato da solo con i testi, non rischia questo di diventare demotivante senza l'ausilio di un docente.

Questo è vero. Questo tipo di proposta, che fa leva sulla capacità d'iniziativa dei destinatari, si scontra con il fatto che difficilmente si trovano classi omogenee. Penso soprattutto alla scuola media di primo grado. Per questa ragione il capovolgimento deve essere gestito con interventi preliminari, altrimenti c'è il rischio che qualche studente brancoli nel buio.
Tuttavia, ci sono tanti modi per ovviare a questo rischio e far sì che il capovolgimento non diventi demotivante. Si possono, ad esempio, utilizzare mappe semantiche e mappe concettuali. Queste permettono di cogliere snodi ed espressioni chiave del testo. È fondamentale preparare un minimo di percorso per la classe. Questo dà a molti più sicurezza. Bisogna poi anche tenere presente che vi sono anche studenti che di iniziativa ne hanno fin troppa.

Quindi anche la classe capovolta ha bisogno di quella che in genere si chiama fase di motivazione?

A me piace anche chiamarla fase di riscaldamento o warming-up come si dice in inglese. Tutta la classe deve entrare in sintonia con un modo alternativo di lavorare. A ogni compito nuovo, a ogni momento di capovolgimento, un minimo di riscaldamento bisogna farlo.
Al capovolgimento, tuttavia, è bene arrivare per gradi, magari non per forza all'inizio di un anno o di un ciclo scolastico. Le classi vanno abituate a questo tipo di didattica.

Quindi lei raccomanda l'utilizzo della classe capovolta per l'insegnamento linguistico?

Le basi scientifiche di questa metodologia sono solide. La mia risposta è quindi un sì convinto. Con la classe capovolta deve essere molto ben chiarito dove si vuole arrivare. Non penso solo agli obiettivi a lungo termine, ma anche quelli che devono essere raggiunti alla fine dell'ora. Sembra una cosa banale, ma ho visto che in qualche caso questo non è stato messo così in evidenza.

La definizione degli obiettivi non dovrebbe essere chiara in ogni tipo di didattica?

Lei ha perfettamente ragione, diciamo però che con questo tipo di didattica in particolare c'è un maggior rischio di dispersione rispetto ad altre proposte. È prevalentemente una questione di buona comunicazione. Questo spostamento di responsabilità su altri rende necessario questo sforzo comunicativo maggiore.

La classe capovolta non si contrappone, dunque, ai principi della glottodidattica?

È un passo in avanti rispetto ai metodi della glottodidattica umanistica. Tutta gli sviluppi della psicolinguistica e della didattica delle lingue degli ultimi cinquant'anni convergono sulla classe capovolta. Un altro sviluppo interessante è quello della didattica basata sulla big picture. Tutte queste nuove proposte sono nel solco della glottodidattica più recente ed avanzata.
La classe capovolta, per un concorso di circostanze sta ricevendo grande accoglienza tra gli insegnanti e direi che ciò è un bene.

In un suo recente articolo lei ha scritto che le mode sono importanti e, tuttavia, ha messo in guardia rispetto alle mode che possono essere "nocive".

Durante gli ultimi decenni ne ho viste talmente tante di mode nella didattica che poi sono state dimenticate e abbandonate rapidamente. Dispiace che vi siano state proposte valide che oggi nessuno utilizza più poi molto. Spesso si butta via il bambino con l'acqua sporca. Penso al discorso sulle intelligenze multiple che oggi è totalmente scomparso dai radar e che, invece, fornisce non pochi spunti di riflessione.

Anche la tradizione, penso alla lezione frontale, può essere molto "nociva" nell'insegnamento linguistico?

Direi proprio di sì. Il problema di fondo è che molti insegnanti trovano difficoltà a introdurre l'innovazione e allora preferiscono ripiegare nel vecchio, nel morto e sepolto metodo grammaticale-traduttivo tanto per intenderci, e questo in teoria permette loro di pensare che almeno qualcosa di può fare. Certo se in classe abbiamo bullismo e altri problemi che impediscono di insegnare è un conto, ma se si può insegnare, si può e si deve insegnare bene.

Il sistema scolastico italiano è in grado di recepire maggiormente le innovazioni? È pessimista o ottimistaal riguardo?

Faccio un paragone che le sembrerà blasfemo. Quando io ho iniziato a insegnare, negli anni sessanta, per fare il maestro di educazione fisica era necessario solo essere stati sergente nell'esercito. Da quando è nato un istituto superiore di educazione fisica le cose sono nettamente migliorate. Questo sta avvenendo adesso con l'insegnamento linguistico. Credo che con il ricambio generazionale ci saranno sviluppi in senso positivo.

Quindi è solo questione di tempo, basteranno due generazioni di nuovi insegnanti?

Dovrebbe bastarne una.

Professore, grazie per l'intervista. A risentirci.

A presto.

Gianfranco Porcelli (Milano, 1941) ha insegnato a tutti i livelli, dalle elementari al post-laurea (SSIS). In particolare si è dedicato agli studi di Didattica delle lingue moderne e alla formazione degli insegnanti. Ha insegnato all’Università Cattolica (sedi di Milano e Brescia) e nelle università di Bari, Lugano e Pavia.
Per sette anni è stato Presidente nazionale dell’ANILS. Ha pubblicato una trentina di libri tra Glottodidattica e Linguistica inglese e per oltre un decennio ha diretto due riviste del settore, una scientifica e una professionale. Ora collabora a varie iniziative editoriali ma soprattutto ama fare il nonno.

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info@informalingua.com (Informalingua) Didattica Sun, 02 Apr 2017 16:32:48 +0000
Germania: governo testa tecnologia di riconoscimento vocale per verificare origine di rifugiati http://informalingua.com/index.php/item/813-germania-governo-testa-tecnologia-di-riconoscimento-vocale-per-verificare-origine-di-rifugiati http://informalingua.com/index.php/item/813-germania-governo-testa-tecnologia-di-riconoscimento-vocale-per-verificare-origine-di-rifugiati Un gruppo di rifugiati radunatisi nel 2015 davanti alla stazione di Budapest, Ungheria

L'Ufficio tedesco per l'immigrazione e i rifugiati, il Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (BamF), ha rivelato che intende utilizzare un software per il riconoscimento vocale per verificare l'origine dei rifugiati. Lo riferisce il quotidiano Die Zeit secondo il quale la nuova tecnologia sarebbe in grado di riconoscere anche le diverse varietà dialettali dei paesi di provenienza e assicurerebbe, dunque, maggiore accuratezza nell'accertamento dell'origine dei rifugiati.
I primi test saranno condotti nelle prossime settimane, mentre...

L'Ufficio tedesco per l'immigrazione e i rifugiati, il Bundesamt für Migration und Flüchtlinge (BamF), ha rivelato che intende utilizzare un software per il riconoscimento vocale per verificare l'origine dei rifugiati. Lo riferisce il quotidiano Die Zeit secondo il quale la nuova tecnologia sarebbe in grado di riconoscere anche le diverse varietà dialettali dei paesi di provenienza e assicurerebbe, dunque, maggiore accuratezza nell'accertamento dell'origine dei rifugiati.
I primi test saranno condotti nelle prossime settimane, mentre un uso sistematico del software sarà messo in atto solo a partire dal 2018. Secondo l'articolo, non sono stati infrequenti in Germania negli ultimi due anni casi di rifugiati che hanno indicato un origine diversa rispetto a quella reale.
Più di un milioni di rifugiati, la maggior parte dei quali dalla Siria, sono arrivati in Germania nel corso degli ultimi tre anni.
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info@informalingua.com (Informalingua) Politica ed economia Sun, 19 Mar 2017 08:50:16 +0000
Studio: adulti possono imparare seconda lingua con stessi meccanismi di parlanti nativi http://informalingua.com/index.php/item/812-studio-adulti-possono-imparare-seconda-lingua-con-stessi-meccanismi-di-parlanti-nativi http://informalingua.com/index.php/item/812-studio-adulti-possono-imparare-seconda-lingua-con-stessi-meccanismi-di-parlanti-nativi Studio: adulti possono imparare seconda lingua con stessi meccanismi di parlanti nativi

Secondo una ricerca condotta negli Stati Uniti, gli adulti sarebbero in grado di apprendere una seconda lingua seguendo più o meno gli stessi meccanismi dei parlanti madrelingua.
Lo studio intende ridimensionare in qualche misura il ruolo preponderante che la prima lingua gioca nel creare interfenze con il nuovo sistema linguistico che si intende apprendere. 
I ricercatori, attivi presso la University of California Riverside, hanno osservato come adulti anglofoni che stanno imparando lo spagnolo siano in grado di...

Secondo una ricerca condotta negli Stati Uniti, gli adulti sarebbero in grado di apprendere una seconda lingua seguendo più o meno gli stessi meccanismi dei parlanti madrelingua.
Lo studio intende ridimensionare in qualche misura il ruolo preponderante che la prima lingua gioca nel creare interfenze con il nuovo sistema linguistico che si intende apprendere.
I ricercatori, attivi presso la University of California Riverside, hanno osservato come adulti anglofoni che stanno imparando lo spagnolo siano in grado di rilevare aspetti di grammatica dello spagnolo che non esistono in inglese. I processi cerebrali con cui queste persone hanno elaborato la lingua spagnola sono stati analizzati con una non meglio specificata tecnologia di neuroimmagine non invasiva.
"La nostra ricerca - spiega la sua coordinatrice Judith Kroll - suggerisce che gli adulti sono in grado di imparare ed elaborare una nuova lingua con gli stessi meccanismi che con cui lo fanno i parlanti nativi".
Per maggiori dettagli sullo studio cliccare qui.
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info@informalingua.com (Informalingua) Ricerca e tecnologia Sun, 19 Mar 2017 08:27:20 +0000
Ricercatori austriaci usano automi cellulari per studiare diffusione spazio-temporale delle lingue http://informalingua.com/index.php/item/811-ricercatori-austriaci-usano-automi-cellulari-per-studiare-diffusione-spazio-temporale-delle-lingue http://informalingua.com/index.php/item/811-ricercatori-austriaci-usano-automi-cellulari-per-studiare-diffusione-spazio-temporale-delle-lingue Mappa linguistica della regione austriaca della Carinzia.

Un gruppo di ricerca dell'università di Vienna sta utilizzando dei modelli utilizzati dalla fisica della diffusione per sistemi complessi per cercare di capire come si siano diffuse le lingue lungo l'asse spazio-temporale.
In particolare i ricercatori stanno applicando i modelli conosciuti come automi cellulari all'analisi dell'evoluzione della lingua slovena Carinzia, una regione dell'Austria meridionale confinante con il Friuli Venezia-Giulia e la Slovenia. 
Sotto il concetto interdisciplinare di fisica della diffusione si raccolgono...

Un gruppo di ricerca dell'università di Vienna sta utilizzando dei modelli utilizzati dalla fisica della diffusione per sistemi complessi per cercare di capire come si siano diffuse le lingue lungo l'asse spazio-temporale.
In particolare i ricercatori stanno applicando i modelli conosciuti come automi cellulari all'analisi dell'evoluzione della lingua slovena Carinzia, una regione dell'Austria meridionale confinante con il Friuli Venezia-Giulia e la Slovenia.
Sotto il concetto interdisciplinare di fisica della diffusione si raccolgono diversi metodi della fisica per la descrizione della diffusione, tra le altre cose, di forme di vita e malattie. Gli automi cellulari sono generalmente utilizzati da questa branca della fisica per descrivere i movimenti degli atomi.
Il gruppo di ricerca sta provando, in buona sostanza, ad analizzare l'evoluzione delle lingue della regione come attraverso la lente di un microscopio e una griglia costituita da celle. Le piccole celle della griglia permetterebbero, a detta dei ricercatori, di analizzare ogni piccolo cambiamento del sistema linguistico e, nello stesso tempo, di fornire una fotografia complessiva della sua evoluzione.
Per maggiori dettagli sulla ricerca cliccare qui.
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info@informalingua.com (Informalingua) Ricerca e tecnologia Tue, 14 Mar 2017 17:19:36 +0000
Neurolinguista austriaco usa spettroscopia nel vicino infrarosso per studiare bilinguismo precoce http://informalingua.com/index.php/item/810-neurolinguista-austriaco-usa-spettroscopia-nel-vicino-infrarosso-per-studiare-bilinguismo-precoce http://informalingua.com/index.php/item/810-neurolinguista-austriaco-usa-spettroscopia-nel-vicino-infrarosso-per-studiare-bilinguismo-precoce Il neurolinguista austriaco Dietmar Roehm

Il professore di neurolinguistica austriaco Dietmar Roehm sta utilizzado la spettroscopia nel vicino infrarosso per capire come i bambini bilingui riescano ad elaborare contemporaneamente due diversi sistemi linguistici.
Il neurolinguista, attivo presso l'università di Salisburgo, sostiene che questa tecnologia è in grado di rilevare molto accuratamente i processi di elaborazione del linguaggio. La sua ricerca è stata resa possibile dal fatto che l'università si è recentemente dotata di un macchinario...

Il professore di neurolinguistica austriaco Dietmar Roehm sta utilizzado la spettroscopia nel vicino infrarosso per capire come i bambini bilingui riescano ad elaborare contemporaneamente due diversi sistemi linguistici.
Il neurolinguista, attivo presso l'università di Salisburgo, sostiene che questa tecnologia è in grado di rilevare molto accuratamente i processi di elaborazione del linguaggio. La sua ricerca è stata resa possibile dal fatto che l'università si è recentemente dotata di un macchinario molto sofisticato per effettuare questo tipo di rilevazioni.
Secondo il professor Roehm la tecnologia portatile di cui dispone permetterà rilevazioni più agevoli rispetto a quelle che si possono ottenere con una tomografia a risonanza magnetica.
La spettroscopia nel vicino infrarosso è una tecnica non invasiva che utilizza luce diffusa per indagare le funzioni cerebrali nell’uomo.
Per maggiori dettagli sulla ricerca cliccare qui.
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info@informalingua.com (Informalingua) Ricerca e tecnologia Mon, 13 Mar 2017 17:26:36 +0000
Linguistica storica ha sempre più bisogno di modelli computazionali, ma esperti in carne ed ossa restano imprescindibili http://informalingua.com/index.php/item/809-linguistica-storica-ha-sempre-piu-bisogno-di-modelli-computazionali-ma-esperti-in-carne-ed-ossa-restano-imprescindibili http://informalingua.com/index.php/item/809-linguistica-storica-ha-sempre-piu-bisogno-di-modelli-computazionali-ma-esperti-in-carne-ed-ossa-restano-imprescindibili Linguistica storica ha sempre più bisogno di modelli computazionali, ma esperti in carne ed ossa restano imprescindibili

Sebbene l'applicazione di modelli computazionali possa fornire dati sempre più accurati per lo studio dell'evoluzione dei sistemi linguistici, il ruolo di linguisti esperti in carne ed ossa resta determinante. È questa la conclusione di uno studio realizzato dal centro di ricerca tedesco Max-Planck-Insitute für Menschheitsgeschichte.
L'analisi di grandi banche dati relative allo sviluppo storico delle lingue, infatti, può solo essere condotta manualmente da esperti storici della lingua, secondo i tre ricercatori che hanno realizzato la ricerca e cioè Johann-Mattis List, Simon Greenhill e Russell Gray.
Il gruppo di ricerca ha testato le capacità di differenti sistemi...

Sebbene l'applicazione di modelli computazionali possa fornire dati sempre più accurati per lo studio dell'evoluzione dei sistemi linguistici, il ruolo di linguisti esperti in carne ed ossa resta determinante. È questa la conclusione di uno studio realizzato dal centro di ricerca tedesco Max-Planck-Insitute für Menschheitsgeschichte.
L'analisi di grandi banche dati relative allo sviluppo storico delle lingue, infatti, può solo essere condotta manualmente da esperti storici della lingua, secondo i tre ricercatori che hanno realizzato la ricerca e cioè Johann-Mattis List, Simon Greenhill e Russell Gray.
Il gruppo di ricerca ha testato le capacità di differenti sistemi computazionali per l'individuazione delle parole imparentate, e cioè di parole appartenenti a diverse lingue o diversi ceppi linguistici che hanno la stessa origine. La parola italiana "dente", ad esempio, ha la stessa origine del tedesco "Zahn", dell'inglese "teeth" e del francese "dent". La somiglianza tra queste parole dipende dal fatto che tutte possono essere ricondotte a una forma originaria sviluppatasi nella lingua protoindoeuropea.
Secondo i tre scienziati, i migliori sistemi computazionali attualmente in uso possono raggiungere un accuratezza pari anche al 90 per cento nell'individuazione delle parole imparentate.
Per maggiori dettagli sullo studio cliccare qui.
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info@informalingua.com (Informalingua) Ricerca e tecnologia Sun, 12 Mar 2017 09:53:45 +0000
Linguista statunitense spiega come pronuncia di inglese si sia autoregolata http://informalingua.com/index.php/item/808-linguista-statunitense-spiega-come-pronuncia-di-inglese-si-sia-autoregolata http://informalingua.com/index.php/item/808-linguista-statunitense-spiega-come-pronuncia-di-inglese-si-sia-autoregolata Il linguista statunitense Mark Aronoff

Il linguista statunitense Mark Aronoff ha condotto una ricerca per dimostrare come la lingua inglese sia molto più autoregolata di quanto comunemente di creda. 
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica "Language", si è concentrata sulla pronuncia dell'inglese e su come il sistema fonologico di questa lingua si sia in qualche modo autoregolato come quello di inglese, francese e italiano, sebbene a differenza di queste tre lingue l'inglese non disponga di autorità istituzionali che regolano o provano a...

Il linguista statunitense Mark Aronoff ha condotto una ricerca per dimostrare come la lingua inglese sia molto più autoregolata di quanto comunemente di creda.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica "Language", si è concentrata sulla pronuncia dell'inglese e su come il sistema fonologico di questa lingua si sia in qualche modo autoregolato come quello di inglese, francese e italiano, sebbene a differenza di queste tre lingue l'inglese non disponga di autorità istituzionali che regolano o provano a regolare l'uso della lingua.
Il professore, attivo presso l'università statunitense Stony Brook University, ha analizzato in particolare la pronuncia di quattro suffissi derivazionali e ha dimostrato come questa sia rimasta sostanzialmente coerente nonostante i suoni dei suffissi che, come per molte parole dell'inglese, possono essere pronunciati in modi diversi.
I suffisi in questione sono -ous (in parole come "nervous"), -ic (in parole come "allergic"), -al (in parole come "final") e -y (in parole come "funny"). Per ogni suffisso il linguista statunitense ha analizzato un'ampia serie di documenti scritti in lingua inglese risalenti fino a oltre mille anni fa.
Per maggiori dettagli sullo studio cliccare qui.
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info@informalingua.com (Informalingua) Ricerca e tecnologia Sat, 11 Mar 2017 16:44:21 +0000
Ricerca: adattarsi in paese straniero più facile se si agisce da stranieri http://informalingua.com/index.php/item/807-ricerca-adattarsi-in-paese-straniero-piu-facile-se-si-agisce-da-stranieri http://informalingua.com/index.php/item/807-ricerca-adattarsi-in-paese-straniero-piu-facile-se-si-agisce-da-stranieri Ricerca: adattarsi in paese straniero più facile se si agisce da stranieri

La teoria vuole che, quando ci si trasferisce in un paese straniero, il modo migliore per adattarsi alla nuova vita sia quello di adattarsi alle convenzioni locali e impararne bene la lingua, al punto di riuscire quasi a nascondere il proprio status di cittadino di un altro paese.
Secondo un ricercatore statunitese, tuttavia, questa strategia non assicurerebbe affatto il successo sociale e professionale e, anzi, proprio l'agire da cittadini stranieri potrebbe essere un fattore positivo. 
La ricerca, condotta dal professore Stephen Moody della...

La teoria vuole che, quando ci si trasferisce in un paese straniero, il modo migliore per adattarsi alla nuova vita sia quello di adattarsi alle convenzioni locali e impararne bene la lingua, al punto di riuscire quasi a nascondere il proprio status di cittadino di un altro paese.
Secondo un ricercatore statunitese, tuttavia, questa strategia non assicurerebbe affatto il successo sociale e professionale e, anzi, proprio l'agire da cittadini stranieri potrebbe essere un fattore positivo.
La ricerca, condotta dal professore Stephen Moody della Brigham Young University, è stata pubblicata sulla celebre rivista scientifica Applied Sciences.
Secondo Moody, in talune circostanze il seguire troppo da vicino le convenzioni di un paese che non è il nostro potrebbe sembrare inusuale agli occhi dei suoi abitanti nativi. In particolare, il professore ha analizzato il comportamento di persone adulte statunitensi attive presso aziende giapponesi e ha testato come queste provassero a utilizzare i formalismi della lingua giapponese per integrarsi con la cultura del loro posto di lavoro.
Le forme di cortesia in giapponese sono utilizzate per trasmettere gentilezza e formalità, per costruirsi un'identità, stabilire ruoli e definire le relazioni sociali. Specialmente analizzando queste formule Moody è riuscito, a suo dire, a distinguere ciò che funziona e ciò che non funziona. In particolare, Moody ritiene che
"Per quanto una persona possa parlare bene una lingua straniera - ha spiegato il professore - ci saranno sempre circostanze in cui questa sarà vista come uno straniero. Non bisogna farsene un problema, ma accettarlo e usarlo".
Proprio l'affermare il fatto di essere stranieri, sostiene Moody, può invece accrescere le nostre possibilità di essere percepiti come più spontanei e naturali e, pertanto, come più integrati con i diversi ambienti sociali del paese ospitante.
Per maggiori dettagli sulla ricerca cliccare qui.
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info@informalingua.com (Informalingua) Ricerca e tecnologia Sat, 11 Mar 2017 15:34:06 +0000
Università olandese offre MOOC su multilinguismo http://informalingua.com/index.php/item/806-universita-olandese-offre-mooc-su-multilinguismo http://informalingua.com/index.php/item/806-universita-olandese-offre-mooc-su-multilinguismo Università olandese offre MOOC su multilinguismo

L'università olandese di Groningen (Rijksuniversiteit Groningen) ha lanciato un MOOC sulle pratiche del multilinguismo. Il corso, chiamato "Multilingual Practices, Tackling Challenges and Creating Opportunities", sarà tenuto in lingua inglese e sarà offerto in forma totalmente gratuita come ogni MOOC (Massive Open Online Course). Le iscrizioni sono già aperte e la data di inizio è stata fissata per il 10 aprile prossimo.
Il corso avrà una durata di quattro settimane e affronterà...

L'università olandese di Groningen (Rijksuniversiteit Groningen) ha lanciato un MOOC sulle pratiche del multilinguismo. Il corso, chiamato "Multilingual Practices, Tackling Challenges and Creating Opportunities", sarà tenuto in lingua inglese e sarà offerto in forma totalmente gratuita come ogni MOOC (Massive Open Online Course). Le iscrizioni sono già aperte e la data di inizio è stata fissata per il 10 aprile prossimo.
Il corso avrà una durata di quattro settimane e affronterà temi come le politiche linguistiche, il multilinguismo a casa e al lavoro e gli aspettive cognitivi del multilinguismo a scuola. Il corso, inoltre, tratterà tematiche relative alle minoranze linguistiche e ai dialetti.
Il corso include quiz, attività di ricerca, articoli discussioni e video.
Per maggiori informazioni e l'iscrizione al corso cliccare qui.

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info@informalingua.com (Informalingua) Ricerca e tecnologia Sat, 11 Mar 2017 14:54:25 +0000
L'Italia dovrebbe avere una politica linguistica? Risponde il professor Luca Serianni http://informalingua.com/index.php/item/805-l-italia-dovrebbe-avere-una-politica-linguistica-risponde-il-professor-luca-serianni http://informalingua.com/index.php/item/805-l-italia-dovrebbe-avere-una-politica-linguistica-risponde-il-professor-luca-serianni Luca Serianni insegna Storia della lingua italiana all'Università Sapienza di Roma.

L'Italia dispone di una politica linguistica? Il governo dovrebbe intervenire in maniera più incisiva sulle principali questioni linguistiche del nostro paese? Qual è il ruolo di organismi come l'Accademia della Crusca e la Società Dante Alighieri? A queste e altre domande ha risposto il celebre linguista e storico della lingua italiana Luca Serianni, con il quale abbiamo anche parlato della questione dell'italiano nei corsi magistrali del Politecnico di Milano, di scuola e dell'appello dei 600, dell'italiano nella pubblica amministrazione, dell'affermazione della lingua di genere e del declino presunto o reale della nostra lingua.

L'Italia dispone di una politica linguistica? Il governo dovrebbe intervenire in maniera più incisiva sulle principali questioni linguistiche del nostro paese? Qual è il ruolo di organismi come l'Accademia della Crusca e la Società Dante Alighieri? A queste e altre domande ha risposto il celebre linguista e storico della lingua italiana Luca Serianni, con il quale abbiamo anche parlato della questione dell'italiano nei corsi magistrali del Politecnico di Milano, di scuola e dell'appello dei 600, dell'italiano nella pubblica amministrazione, dell'affermazione della lingua di genere e del declino presunto o reale della nostra lingua.

Professor Serianni, l'Italia ha oggi una politica linguistica?

Naturalmente no. Bisogna però chiedersi che tipo di politica linguistica possa avere un paese democratico. Un tipo di politica linguistica che si può fare è ovviamente l'investimento sulla scuola. Tutte le polemiche che si stanno svolgendo in questi giorni fanno proprio riferimento alla scuola. Una politica linguistica ufficiale, tuttavia, non può esserci perché anche i tentativi che sono stati fatti in passato come ad esempio in Francia, che ha una tradizione dirigistica ben diversa dalla nostra, non hanno funzionato. Penso alla legge Toubon, che imponeva che le scritte dei negozi fossero unicamente in francese e che vi fosse una quota obbligatoria consistente di canzoni trasmesse da ogni stazione radiofonica. Questa legge è stata bocciata dalla Corte Costituzionale francese. Nei paesi democratici ci devono essere delle regole condivise. Quindi sarebbe meglio che l'Italia non avesse una politica linguistica, quanto piuttosto una buona politica scolastica.

Quindi, i governi dovrebbero tenersi alla larga da qualsiasi forma di interventismo in campo linguistico?

Sì, se parliamo di governo. Se penso però al recente intervento della Corte Costituionale relativamente alla difesa dell'italiano come lingua della comunicazione superiore nella vicenda del Politecnico di Milano, questo tipo di interventismo mi sembra molto opportuno. Ma qui, appunto, non è stato il governo a prendere posizione e l'intervento procede da un organismo terzo per definizione. L'intervento è importante non perché si voglia inibire la circolazione dell'inglese come lingua veicolare, ma semplicemente perché il proposito del Politecnico era quello di eliminare completamente l'offerta dei corsi in italiano per lauree magistrali e dottorati.

Il MIUR o anche il Ministero dei Beni Culturali (MIBACT) non dovrebbero mai avere voce in capitolo?

Non devono avere un ruolo operativo. Naturalmente possono manifestare l'interesse al problema. Una cosa che si dovrebbe fare, ad esempio, è potenziare l'investimento per l'italiano all'estero. L'Italia investe per la sua lingua all'estero molto meno di quanto investano Spagna e Francia. Il confronto con l'Instituto Cervantes è particolarmente significativo. Gli spagnoli, che pure partono da una posizione di maggiore forza, hanno investito molto nella lingua. Noi lo facciamo pochissimo e questo certo sarebbe compito del governo. Se vogliamo considerare questo in termini di politica linguistica, allora sì: auspicherei un intervento diretto del governo.

Dal dopoguerra ad oggi ci sono stati governi che hanno applicato qualche forma di politica linguistica o governi che sono stati più attenti di altri alle questioni linguistiche?

No. I governi che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi hanno manifestato interesse solo per le questioni che riguardano la scuola. Nessun governo è mai intervenuto direttamente sulla lingua. Ci fu solo una proposta che poi abortì. Fu durante uno dei governi Berlusconi. La proposta riguardava la creazione di una sorta di centro di sorveglianza e di controllo della lingua, il "Consiglio Superiore della lingua italiana". La proposta era stata formulata in un primo tempo in un modo un po' ingenuo. Una sua successiva riformulazione (2005) era però diventata accettabile, almeno a mio giudizio, ma le proteste erano state numerose e per questo l'iniziativa non proseguì. Era stata proposta da un parlamentare di Forza Italia, il senatore Andrea Pastore. A parte questo caso molto circoscritto, non mi pare che i governi siano mai intervenuti.

Quindi lei trova positivo che i governi si astengano sempre dall'occuparsi di questioni linguistiche? Può esistere una via di mezzo tra il dirigismo e l'assenza assoluta di invertenti?

Ritengo che l'interventismo debba esercitarsi potenziando quelle istituzioni che sono deputate alla lingua. Penso alla Società Dante Alighieri che si occupa della rappresentanza dell'italiano all'estero. Penso poi all'Accademia della Crusca o alla rete degli Istituti di cultura. Insomma, investire sullo sviluppo dell'italiano all'estero è senz'altro un compito del governo. Pensare però che un governo possa agire sullo sviluppo della lingua e su come si parla non è possibile e neanche auspicabile.

Nella pubblica amministrazione ci sono spesso testi di indubbia qualità e poco chiari o strabordanti di anglicismi. Come si può intervenire per ridurre la portata di questo fenomeno?

Questo è un ambito nel quale certamente lo Stato potrebbe intervenire, poiché si tratta di documenti che esso stesso produce e che devono essere chiari, lineari e comprensibili a tutti. È ovviamente ridicolo il ricorso all'inglese per nozioni che possono essere espresse in italiano, quando appartengano a settori che riguardano l'attività dello Stato. Qui, naturalmente, c'è spazio per un intervento di politica linguistica.

Come si potrebbe intervenire, con manuali di stile, linee-guida?

Linee-guida come quelle che sono state suggerite alla fine degli anni novanta dal grande giurista Sabino Cassese. Il suo manuale di stile ha avuto un certo seguito. So che molte amministrazioni comunali negli anni successivi sono intervenute per razionalizzare la comunicazione linguistica con i cittadini. Sicuramente e sono degli interventi da salutare con favore. L'iniziativa di Cassese si svolgeva appunto in un alveo istituzionale. Era un'iniziativa governativa non in senso stretto ma comunque legata alla pubblica amministrazione.

Tornando alla questione dell'italiano all'estero. L'Italia è in grado di esercitare quello che in geopolitica si definisce come softpower?

Una maggiore presenza della lingua italiana all'estero potenzierebbe indubbiamente anche il turismo. E sappiamo quanto il nostro comparto turistico soffra attualmente. Un investimento economico sulla lingua avrebbe ripercussioni positive anche in termini economici per il nostro paese. Questo tema dovrebbe essere nell'agenda di qualsiasi governo. Gli investimenti dovrebbero poi puntare ai paesi che hanno recentemente mostrato maggiore interesse per la nostra lingua. Penso agli Stati Uniti, ai paesi dell'Europa dell'est o alla Cina con il suo immenso mercato, anche turistico.

Che consigli darebbe al prossimo Presidente del Consiglio in tema di lingua?

Gli consiglierei di intervenire in due direzioni. La prima sarebbe proprio la diffusione dell'italiano all'estero, intervenendo in tutti i canali in cui questo è possibile. La seconda, ovviamente, è rafforzare la presenza della lingua italiana a scuola. In particolare, cosa questa abbastanza facile, rinnovando un po' certi aspetti della didattica. Andrebbero potenziate le prove che riguardano le abilità di comprensione di un testo. Queste prove instaurano un circolo virtuoso assolutamente fondamentale. Non possiamo solo accontentarci di verificare se si conoscono le subordinate, che ovviamente mi stanno molto a cuore, sia chiaro. Ma l'aspetto centrale è leggere un testo, che può essere anche un testo di giornale o un saggio di divulgazione scientifica, e vedere che cosa si è capito attraverso il meccanismo dell'inferenza. Cioè formulando una serie di affermazioni relative agli argomenti toccati nel testo e chiedendo all'alunno se si tratta di deduzioni corrette, cioè ricavabili effettivamente dal testo, oppure no.Questo è un meccanismo di forte valore educativo,per quanto riguarda il possesso della lingua ma anche i diritti di cittadinanza che vuol dire assicurarsi della capacità di un diciottenne scolarizzato di affacciarsi sul mondo con consapevolezza partendo da un corretto, ampio e approfondito della sua lingua materna.

Si tratta in sostanza di adattare la didattica linguistica della scuola alle indicazioni sviluppate dal mondo scientifico negli ultimi trent'anni e all'idea che la lingua sia soprattutto un veicolo per il successo sociale delle persone.

Proprio così.

Cosa pensa a proposito della questione linguistica relativa ai brevetti? Oggi per registrarli in Europa lo si può fare solo in inglese, francese e tedesco. Su questa decisione delle autorità di Bruxelles il governo Renzi non ha battuto ciglio.

Questo è stato effettivamente grave, perché è anche un fatto banalmente di identità nazionale, che viene messa in dubbio. L'Europa nasce sul presupposto della parità di tutte le lingue. O resta una unica lingua veicolare e strumentale come l'inglese oppure sono tutte sullo stesso piano. Nel momento in cui anche francese e tedesco diventano di fatto lingue sovraordinate dell'Unione europea, l'Italia, che ne è stata uno dei suoi soci fondatori, non può rimanere indietro. Nella politica estera ha una grande importanza la dignità con cui una nazione si presenta nel consesso internazionale. Ovviamente trovo deplorevole che non sia stato fatto nulla per affermare il ruolo dell'italiano nell'Europa e nelle istituzioni europee.

Il governo Renzi, però, ha fatto qualcosa per la lingua di genere.

Direi di sì. Anche se la parità di genere sul piano linguistico non può essere decisa dall'alto. Personalmente sono favorevolissimo a dire ministra o sindaca. Ci sono però molte donne che non amano affatto farsi chiamare al femminile. Penso, ad esempio, al fatto che non ci sono avvocati donna che si facciano chiamare avvocata, perché questa forma può sembrare ridicola, mentre avvocatessa è avvertita come una deminutio. Le donne che svolgono questa professione si fanno chiamare avvocato. Allora è chiaro che non si può imporre in generale men che meno alle stesse donne di definirsi in un modo o nell'altro dal punto di vista professionale. Questo della parità di genere da un punto di vista linguistico è un tipico caso in cui conta l'esempio. E quindi certo se i grandi giornali e le emittenti televisive cominciano a dire sindaca e ministra (ma anche avvocata, perché no?), alla fine queste forme hanno ottime possibilità di diffondersi. Ci sono, tuttavia, molte resistenze. Penso a una persona autorevole come l'ex presidente Giorgio Napolitano, il quale ha preso posizione anche vivacemente contro questi femminili

Ci sono del resto molte forzature anche in tema di politicamente corretto.

Le forme della lingua di genere e del politicamente corretto non possono essere scelte e imposte. Nell'uso si possono affermare, tuttavia, anche forme molto innovative. Quello che si può fare è favorire, nel caso in cui le condividamo, l'uso di queste innovazioni.

Nel caso della grammatica della parità, ci sono problemi di tipo morfosintattico o è solo un problema culturale?

È un problema culturale, che ha un risvolto linguistico non facilmente superabile. Penso soprattutto agli articoli di legge, in cui si debba ricorrere sempre a nomi non marcati. Caso tipico è l'espressione il cittadino o la cittadina. Se io sono costretto ogni volta a dire il cittadino o la cittadina ho una serie di difficoltà, non fosse altro per il richiamo pronominale gli o le. E poi anche perché se per caso mi scappa una volta il nome non differenziato per genere, come ad esempio "il pensionato dovrà rivolgersi al funzionario", allora si potrebbe interpretare per assurdo in modo letterale come se il funzionario debba essere di sesso maschile. Ci vuole in tutte le cose, e qui più che mai un po' di buon senso. Quando si parla di articoli di legge, il maschile vale ovviamente per tutti i generi. Pensiamo alla Costituzione: dove si afferma che "tutti i cittadini sono uguali", si capisce che si sta parlando di maschi e femmine, non c'è bisogno neanche di dirlo.

Del resto ciò sta avvenendo per la forma sindaca grazie alla recente elezione delle sindache Raggi e Appendino rispettivamente a Roma e Torino.

Il fatto che entrambe abbiano accettato da subito di farsi chiamare sindache ha contribuito al successo di questa forma.

Passiamo a parlare dell'appello dei 600, il declino dell'italiano a scuola è reale o percepito?

In parte c'è un declino percepito generazionalmente. Però c'è anche da dire che ci sono dei problemi reali di cui i Seicento si sono fatti in parte interpreti. Va detto che il problema dell'ortografia è un problema in genere gonfiato. L'ortografia è un aspetto non così centrale della lingua rispetto ad altre abilità. È pur vero, però, che dovrebbe essere risolto a livello di scuola primaria. L'italiano non ha un'ortografia molto difficile rispetto, ad esempio, a quella del francese e dell'inglese. È curioso che certi errori si trascinino nel tempo. L'errore ortografico andrebbe evitato perché va incontro a una forte sanzione sociale. Per questa ragione vari articolisti, nonché storici e politologi se trovano un errore di ortografia in uno scritto lanciano un grido d'allarme.

La cosa paradossale, tuttavia, che sono spesso i linguisti come lei ad essere percepiti come i pedanti del caso.

Quello che conta in linguistica è il testo. La capacità di produrre, interpretare e muoversi all'interno di un testo, anche con la necessaria ricchezza lessicale, è oggi centrale per noi linguisti interessati ai problemi della scuola. Sempre più giovani oggi sono lontani dal lessico intellettuale e astratto. Molti errori nello scritto dei nostri studenti sono anche e soprattutto di natura lessicale. Siamo sempre meno abituati a interagire con tutta la cultura scritta che ci circonda.

In questa censura degli ortografia non c'è anche il desiderio di denigrare e declassare il proprio interlocutore? Non si tratta, in fondo, di una forma di manipolazione della comunicazione?

Non c'è alcun dubbio che sia così. L'importante è non prestare il fianco a questo tipo di manipolazione o polemica. Se non ci fossero deviazioni vere o presunte della lingua, penso al dibattito politico, se ne troverebbero altre. Penso anche alle polemiche un po' stucchevoli sul congiuntivo. Si potrebbe dire non c'è niente di meglio da criticare. Però a volte sarebbe giusto, in politica in particolare, che si parli in modo un po' più controllato e che si rappresentino i cittadini in un modo un po' più alto.

Quindi, un peggioramente dell'italiano dei giovani è un dato di fatto? Ci sono dati reali che lo dimostrano?

Il dato reale che veramente è sotto gli occhi di tutti è il declino per quanto riguarda la confidenza con l'italiano scritto. Questo si può verificare sottoponendo a dei giovani un editoriale giornalistico per vedere quante sono le parole che appartengono a un lessico colto che sfuggono o che non vengono proprio più percepite. Questo è indubbiamente un aspetto reale. C'è oggi una minore abitudine a leggere e, in particolare, a leggere con la necessaria lentezza che richiede la carta stampata. È un problema, tuttavia, che non riguarda solo l'Italia, ma tutto il mondo globalizzato.
Che, invece, l'italiano come lingua parlata sia in declino è una leggenda metropolitana. Non è così.

A proposito di bufale e leggende metropolitane, l'italiano rischia di scomparire?

La lingua non è mai in pericolo quando ci sono i parlanti che la usano. Noi siamo oltre sessanta milioni, non ci dobbiamo preoccupare che la nostra lingua possa scomparire. Rischiano di scomparire solo alcuni dei circa seimila idiomi nel mondo, soprattutto nell'Africa subsahariana e nell'Oceania, che sono parlati da comunità di sei o settecento persone. In questi casi il rischio è molto alto. Noi non siamo in questa condizione.

Grazie per l'intervista, a risentirci,
A presto.
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Luca Serianni insegna Storia della lingua italiana all'Università Sapienza di Roma. Socio nazionale dell'Accademia dei Lincei, della Crusca, dell'Accademia delle Scienze di Torino e vice-presidente della Società Dante Alighieri, dirige due riviste scientifiche. Si è occupato di vari argomenti di storia linguistica italiana, antica e moderna, ed è autore di una fortunata Grammatica italiana (1988), più volte ristampata. Ultimo volume pubblicato: Parola, Il Mulino, 2016.

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info@informalingua.com (Informalingua) Politica ed economia Mon, 06 Mar 2017 17:42:36 +0000